Porano

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IN CITTÀ

Chiesa di San Biagio

La chiesa parrocchiale di San Biagio, oggi completamente trasformata da un incauto lavoro di ripristino, probabilmente è da identificare con l’edificio di culto ricordato nelle Rationes Decimarum del XIII secolo. All’interno sono due affreschi rappresentanti San Biagio e il committente e l’Annunciazione di scuola orvietana del XIV secolo: vi è da segnalare anche un’acquasantiera marmorea scolpita da Rutilio Laurenzi e datata 1608: in sacrestia è una croce astile del XV secolo. già ricoperta di smalti e di figurine di santi. Nella chiesa si trova anche una reliquia di Fra’ Paolo da Porano – lo stemma francescano del suo saio – donata dal convento limitrofo di San Crispino, ove il Venerabile è sepolto.
Da www.umbria.ws/porano

Villa Paolina

Un tempo villa di campagna, oggi uno tra i più pregevoli parchi storici dell’Umbria, Villa Paolina, si trova sulla strada che collega il centro di Porano con Bagnoregio.
Edificata nel 1706 sui resti di un monastero medievale per volontà di Giovan Battista Gualtiero, quando questo ottenne il titolo di marchese, appartenne alla sua famiglia fino al 1874. La villa originariamente prese il nome del toponimo locale Corniolo, Crogniolo o anche Cornaro, essendo la zona ricca di questi arbusti. Nel 1874 il politico del risorgimento italiano, Filippo Antonio Gualterio, avendo impegnato le sue stesse risorse per strappare l’orvietano allo stato pontificio, fu costretto a vendere questa proprietà di famiglia che passò così ai marchesi Viti Mariani. I nuovi proprietari realizzarono ristrutturazioni e modifiche all’impianto originario ed attribuirono al complesso il nome della marchesa Viti, Paolina. Dopo la seconda guerra mondiale, la proprietà – che aveva subito ingenti danni, passò ai Casini e poi negli anni Ottanta del Novecento alla Provincia di Terni.
L’edificio della villa vera e propria è costituito da un corpo centrale e due ali laterali. Sulla facciata anteriore il corpo centrale presenta due piani. Una bassa terrazza, collegata al giardino attraverso una doppia scala semicircolare a forbice, ornate da balaustre, introduce direttamente al piano nobile. Le finestre della facciata sono ad arco, iscritte in edicole; sono presenti fasce marcapiano e parastre a bugne. Sul retro i piani sono quattro, essendo il livello del terreno più basso. I due più bassi ospitavano le cucine, le sale di servizio e la cappella. Le due ali laterali a forma di elle si avvicinano nella parte posteriore dell’edificio racchiudendo al loro interno un piccolo giardino con un pozzo al centro. Il complesso presenta elementi architettonici tipici della seconda metà dell’Ottocento: inferiate, parapetti in ghisa e persiane che scorrono all’interno dei muri. Esternamente si sono perse le decorazioni pittoriche delle facciate, che certamente arricchivano e completavano l’edificio. All’interno è il piano nobile a conservare ancora le caratteristiche originarie. Si possono apprezzare i soffitti a volta, alcuni decorati altri controsoffittati in legno. La villa ha circa 160 sale arredate con gusto, tra cui un atrio con decorazioni pompeiane del primo Ottocento; un teatrino all’ultimo piano ed una lunga galleria, con decorazioni a grottesca, nel corpo laterale.
Sono da ammirare anche gli edifici che completano il complesso di Villa Paolina. Si tratta di tre edifici posti sul lato sud della villa. Non lontani fra loro si tratta di una portineria – oggi molto più piccola di quella originale, lungo un viale d’accesso secondario; una limonaia, di recente restaurata; un casolare costituito da un corpo centrale stretto tra due torri colombaie. Quest’ultima struttura, pregevole per la cura dei particolari, è un’espressione accurata dell’edilizia minore del Settecento italiano. Si accede a Villa Paolina attraverso un cancello in metallo decorato ed un muro a esedra semicircolare su cui si innestano due strutture lunghe e strette, un tempo locali di servizio.
L’edificio di Villa Paolina ospita oggi la sede dell’Istituto di Biologia Agroalimentare e Forestale (IBAF) del CNR. La scelta verosimilmente è stata fatta proprio per la ricchezza floreale del parco che circonda la villa. Il complesso, infatti, è molto più apprezzato per la varietà di piante e per la loro longevità che non per gli edifici che compongono la villa.
Da www.umbria.ws/porano

Parco di Villa Paolina

Il parco di Villa Paolina a Porano è più pregevole della villa stessa. Il complesso architettonico settecentesco di Villa Paolina si fonde e si integra con i viali ed i giardini, che compongono la sua cornice. Il parco si sviluppa su un ripiano ondulato stretto tra scoscese balze di tufo, tipiche dell’origine vulcanica del territorio.
Contemporaneamente all’erezione dell’immobile furono progettati il viale d’ingresso, lunghissimo e bordato di siepi, ed i giardini della tenuta, che si estendono per più di nove ettari. Parte dall’esedra dell’ingresso, il viale principale, definito da una doppia fila di siepi di lauroceraso, che conduce fino alla piazza ellittica di fronte alla facciata anteriore di villa Paolina. Sulla piazzetta si possono ammirare, accanto ad una fontana, due cedri secolari. Il viale continua aldilà del corpo della villa, diviso in quattro file parallele di cipressi secolari. Questo viale attraversa tutta la lunghezza della proprietà e s’interseca con i viali ortogonali che delimitano il parco. Le quattro file di cipressi si interrompono davanti ad un ampio prato, utilizzato oggi per manifestazioni ippiche, canine ed altro. Sul lato destro della facciata, lungo il viale d’ingresso secondario, all’altezza della limonaia, si può ammirare il giardino all’italiana. Esso è circondato da mura; nella parte in fondo trova collocazione la fontana delle conchiglie (composta da un nicchione centrale e due nicchie laterali più piccole). Sul lato sinistro della Villa si trova il giardino all’inglese realizzato in seguito alla ristrutturazione della famiglia Viti Mariani, nella seconda metà dell’Ottocento. Il giardino, circondato da ippocastani, si presenta come un piccolo cerchio in cui si possono ammirare delle camelie arboree di grande dimensione, tipiche dei giardini dell’epoca ed oggi molto rare. Sul retro della villa, oltre il giardino chiuso tra le ali dell’edificio si trovano due tassi longevi, potati a cilindro. Essi segnano l’inizio di un ovale di cipressi – oggi difficilmente riconoscibile -, che ospitavano numerose statue ed altri abbellimenti tipici del giardino barocco.
Con l’insediamento nelle sale della villa dell’Istituto di Agrosilvicoltura del CNR, è stata avviata una collaborazione con l’Università degli studi di Viterbo, per realizzare interventi di conservazione e riqualificazione delle specie botaniche presenti. Impegno del Comune di Porano e delle suddette istituzioni è stato anche quello di aprire il parco al pubblico. Una recente ristrutturazione ha fatto della limonaia il punto di partenza per le visite guidate collegate al turismo e all’ecodidattica.
Da www.umbria.ws/porano

Castel Rubello

Castel Rubello è situato a poca distanza da Porano in direzione Corgnolo, a 430 metri s.l.m. Fu edificato nel XIII secolo su una collina, in funzione di avamposto difensivo della città di Orvieto, assunse tuttavia la sua configurazione definitiva nel corso del secolo successivo (1313 ca.). Architettonicamente si tratta di un castello formato dall’unione di due complessi. Un primo insieme di edifici è caratterizzato da una chiesa, il cui campanile è stato ricavato da una torre, affiancata da alcune unità edilizie addossate fra loro. L’insieme è posto su una bastionatura naturale, mentre il lato sulla strada è difeso da una grande torre angolare a base quadrata, ricoperta da una cornice merlata aggettante su una fascia di beccatelli. Il secondo dei due complessi in cui si articola castel Rubello, si compone di un grande edificio ad uso residenziale, che conserva al suo interno, al primo piano, un monumentale camino e, al pianterreno, un ciclo di affreschi di Lombardelli, simili a quelli del Palazzo Simonceli a Torre San Severo. Camino ed affreschi sono il risultato di interventi operati nel castello alla metà del XVI secolo (1541). L’edifico è dominato da una torre con copertura a falde lignee e coppi. Il complesso annovera poi una serie di altri edifici, di minori dimensioni, disposti a cerchio a creare una corte. Uno di questi incorpora una terza e più alta torre.
Castel Rubello, di proprietà privata, è oggi adibito a struttura ricettiva.
Da www.umbria.ws/porano
www.castelrubello.it/cr_home.php

Ecomuseo del paesaggio degli Etruschi

«…si definisce l’Ecomuseo quale strumento di gestione del territorio che nasce dalla volontà delle comunità locali di autorappresentarsi ed autogestirsi, riconoscendone il ruolo di memoria storica e valorizzazione dei patrimoni materiali e immateriali, ambientali e paesaggistici delle comunità locali, di luoghi per una promozione del territorio basata sulla cultura della sostenibilità». Tanto che anche per l’Ecomuseo del paesaggio degli Etruschi, «sono protagoniste le realtà locali, con l’appoggio delle istituzioni, nella costruzione di un progetto per la tutela e la valorizzazione del paesaggio, della storia e dei saperi, con un legame sempre più stretto tra uomo e territorio». L’Ecomuseo di Porano si aggiunge a quelli di Campello sul Clitunno, della Dorsale appenninica umbra, del Paesaggio orvietano, quello geologico minerario di Spoleto e quello del Tevere. Ognuno ha diritto alla denominazione esclusiva ed originale e a utilizzare per le iniziative previste dal programma di attività e dal piano annuale di attuazione, oltre al proprio marchio, il ‘sigillo’ identificativo degli Ecomusei adottato dalla giunta regionale.
Da http://www.umbria24.it/porano-lecomuseo-del-paesaggio-degli-etruschi-entra-a-far-parte-delle-rete-regionale-dedicata/249664.html
www.poranoturismo.it/it

DINTORNI

Teatro di Santa Cristina

In posizione periferica – all’entrata del paese dal lato della strada della Badia che conduce verso Orvieto e in prossimità del locale Convento delle Suore Missionarie Francescane di San Bernardino – si trova il Teatro di Santa Cristina. Antica chiesa a un dato punto sconsacrata, sulla quale al momento non è possibile reperire fonti, già teatro in passato secondo la tradizione popolare, è stata ristrutturata, con il concorso di fondi comunitari europei, per ospitare un piccolo teatro di 150 posti.
L’intervento – eseguito a partire dall’inizio del 1999 su progetto dell’architetto Costanzo Lemmi – oltre a conservare, mantenendone intatte le caratteristiche, l’antica chiesa dove è stata realizzata la sala teatrale, ha aggiunto all’edificio un piacevole corpo moderno che si affaccia, attraverso le grandi vetrate, sul paesaggio circostante. In questo nuovo corpo hanno trovato posto la hall, gli spazi funzionali accessori e una sala sopraelevata che permette di ospitare mostre, rassegne e utilità collegate ad eventuali convegni.
Da www.umbriamusica.it/teatro-santa-cristina-porano

Tombe Golini e Tomba degli Hescanas

La storia della scoperta delle Tombe Etrusche di Porano è il frutto delle numerose ricerche archeologiche della seconda metà del XIX secolo quando, soprattutto nel territorio di Orvieto, agivano molti personaggi che prestavano maggiore attenzione ai materiali che venivano scoperti piuttosto che agli elementi di storia e cultura da cui quei materiali provenivano.
Le Tombe Golini I e II, furono rinvenute nel 1863 e prendono appunto il nome da colui che le scoprì, Domenico Golini di Bagnoregio. Lo stato di conservazione delle tombe dipinte era già molto modesto al momento della scoperta, e le tecniche dell’epoca non poterono consentire di “salvare il salvabile”. La rapida modificazione delle condizioni di temperatura ed umidità, determinate dall’apertura delle tombe, portarono ad un ulteriore forte deterioramento della situazione, per cui fu stabilito di richiudere le camere in attesa di tempi più favorevoli, traendo a più riprese disegni dagli affreschi originali. Agli inizi degli anni ’50 si provvide al distacco delle pitture dalle pareti e al loro trasferimento al Museo di Firenze. Solo nel 1982 le pitture tornarono ad Orvieto e furono collocate presso il Museo Archeologico Nazionale. Alla fine degli anni ’90 furono oggetto di un definitivo restauro e sono tutt’oggi visitabili.
Diversa è la storia della terza tomba dipinta poranese, scoperta nel 1883 in località Molinella, presso Castel Rubello, ed esplorata da Eugenio Faina e Gian Francesco Gamurrini. Lo stato di conservazione della Tomba Hescanas – dal nome della famiglia gentilizia che la fece costruire – pur essendo nel complesso meno favorevole di quello delle Tombe Golini, non richiese interventi radicali, anche perché si ritenne non conveniente il distacco per la qualità meno alta delle pitture. Ciò ne consentì pertanto il mantenimento in situ, ma non risolse il problema del deterioramento nel tempo di tali affreschi. Pertanto, circa dieci anni dopo la scoperta, furono commissionati alcuni disegni ad acquerello su tela, nell’intento di “fissare” le immagini all’epoca ancora nitide, o comunque chiaramente visibili, realizzando così copie non particolarmente raffinate ma molto fedeli alle originali pitture su parete. Le tele ottocentesche, oggi restaurate, sono conservate e visibili a Porano, presso il CEA Centro Visite PAAO, ex limonaia di Villa Paolina.
Da www.poranoturismo.it/it

BIBLIOGRAFIA

  • AAVV, Geofisica per l’archeologia: atti del seminario, Porano 21-23 settembre, 1988.
  • AAVV, IRRES, Ricerche per la progettazione di una rete di Itinerari turistici, Orvietano Amerino Narnese Ternano, Perugia, 1994.
  • AAVV, Pittura etrusca a Orvieto, Roma 1982.
  • Amoni D., Castelli Fortezze e Rocche dell’Umbria, Perugia,1999.
  • Fagliari Zeni Buchicchio F. T., Porano medievale dai rilievi dell’architetto Ippolito Scalza, in Studi in ricordo di Francesco Satolli, pp. 263 – 268, Orvieto 2013.
  • Feruglio A. E., Porano: gli etruschi, Perugia, 1995.
  • Fumi L., San Bernardino da Siena in Orvieto e in Porano: memorie dedicate al molto reverendo signor Pievano don Marco Spagnoli, Siena 1888.
  • Pammolli B., Porano: storia e attualità del piccolo comune umbro, Vaprio d’Adda, 2012.
  • Rossi Caponeri M., Porano: note storiche, Grotte di Castro, 2000.
  • Santini L., Guida di Orvieto e dell’Orvietano, Perugia, 2000.

 

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