Parrano

Frazioni e località: Cantone, Frattaguida, Pievelunga
www.comuni-italiani.it/055/025
www.comune.parrano.tr.it/

IN CITTÀ

Castello e abitato di Parrano

Il castello , situato su un’altura in posizione dominante la valle del Chiani, costituisce il primo nucleo dell’abitato di Parrano. Edificato su preesistenti rovine romane, si trova nominato nei documenti fin dall’anno mille. Esso costituiva senz’altro un elemento cardine nel sistema difensivo e di avvistamento delle fortificazioni orvietane. Il Castello di Parrano, recentemente ristrutturato, è composto da cinque piani che sovrastano il borgo abitato che si allunga sul crinale. Delimitano la facciata dell’edificio due torri a pianta quadrata con merlature, la più alta delle quali con elementi costruttivi che ne denunciano la chiara funzione di avvistamento. Le mura che sostengono il giardino pensile del castello furono costruite in occasione di una modifica apportata al Castello di Parrano nel settecento, lungo di esse si aprono Porta Ripa e Porta Piazza.
L’abitato di Parrano, visto dalla vetta della torre del castello, ha una forma ovoidale allungata verso Nord. La struttura urbana si articola da una piazza da dove si dipartono due strade principali, parallele al pendio della collina, raccordate da vicoli stretti e scoscesi che collegano tra loro i vari livelli altimetrici. Del piccolo borgo sorto probabilmente intorno all’anno Mille, anche se ancora conserva il tipico aspetto medievale, é rimasto solo la grande torre del castello che funge da mastio. Si ritiene che dopo la metà del Trecento Bulgarello di Tiberuccio ricostruì o ristrutturò Parrano distrutta dagli Orvietani nel corso delle note vicende belliche, come aveva fatto per Castel di Fiori. Ciò sarebbe avvalorato dalle numerose strutture murarie di tale epoca giunte sino a noi e visibili in diversi edifici. Secondo quanto è riportato in alcuni documenti, in questo periodo Bulgarello costruì Olevole, struttura fortificata, quale avamposto a difesa del castello di Parrano. All’inizio del XVII secolo quando il feudo era in mano ai Marescotti, Parrano aveva urgente bisogno di restauri. Il conte Sforza Vicino, uomo molto energico, verso il 1630 diede inizio ad una intensa attività edilizia, ed i suoi successori poi ne completarono l’opera. Dalla metà del Seicento circa e fino al 1694, Parrano era tutto un cantiere edilizio. Squadre di scalpellini, di muratori, di fabbri e di falegnami provenienti da Milano, Firenze, Perugia, Viterbo e Magione, lavoravano sotto la direzione del milanese mastro Andrea Selva, che in vari documenti detto anche “architetto del conte Marescotti”, il quale con il suo intervento dette luogo a quel rinnovamento edilizio seicentesco di Parrano che tuttora si vede. L’ultima fatica dell’architetto Andrea Selva dovrebbe essere stata la costruzione della Porta di Piazza, ultimata nel 1693, poiché nel 1695 non è più presente a Parrano. Un altro rinnovamento edilizio si ebbe all’inizio dell’Ottocento il quale mutò notevolmente l’assetto urbanistico del paese. Pochissimi gli edifici che hanno forma di palazzo. Nessuna linea architettonica si riscontra nelle facciate delle case, sono tutte costruzioni economiche con pochi agi per una vita intima.
Da www.umbria.ws/parrano
www.parrano.net

Centro di documentazione territoriale

E’ un piccolo complesso espositivo situato all’ingresso del paese di Parrano, al piano inferiore dell’edificio che ospita la Scuola Elementare Sante De Sanctis. Si compone di 4 sezioni: la prima sulla geologia del territorio e la formazione del canyon sul quale si aprono le Tane del Diavolo; la seconda sulla storia degli scavi archeologici alle Tane e sui loro risultati, corredata dall’esposizione di materiali del Paleolitico Superiore e dell’Età del Bronzo Finale; la terza è relativa alla scoperta e allo scavo della tomba etrusca di località Soriano, con alcuni pezzi del corredo, tra i quali importanti vasi del Gruppo Orvieto (VI sec. a. C.); la quarta è relativa alla storia del castrum di Parrano dal Medioevo ai nostri giorni, con la riproduzione di una nutrita serie di documenti d’archivio, tra i quali alcune carte dello Statutum Castri Parrani, risalente al 1559.
Da www.parrano.net
www.museiprovinciaterni.it/context_musei.jsp?ID_LINK=602&area=47
www.umbria.ws/parrano

DINTORNI

Parco termale

Il Parco Termale di Parrano è stato inaugurato nel 2011 al termine di un complesso progetto che ha consentito prima di recuperare una sorgente di acqua oligominerale ipotermale a 29/30 °C (con un portata di 30-40 lt/s) poi di realizzare una serie di infrastrutture a servizio della Piscina e dell’impianto termale previsto dal PRG. E’ aperto dalla fine di maggio a circa metà di settembre. Il Parco termale di Parrano è stato realizzato con fondi dell’Unione Europea e della Regione Umbria.
Da www.parrano.net

La Forra e le Tane del Diavolo

Il corso del Torrente Bagno, medio affluente di sponda sinistra del Torrente Chiani, ha scavato nel corso dei millenni una profonda incisione nell’area a N.W. dell’abitato di Parrano, in certi punti sprofondante quasi verticalmente per circa 60/70 metri. La profonda erosione è avvenuta nel corso dei millenni a discapito delle formazioni del Paleogene e del sottostante Cretacico, quest’ultimo presente con una potente bancata di calcare micritico con selce nera, complessivamente assimilabile alla Maiolica. Il Torrente Bagno ha un corso complessivo di poco superiore ai 4 Km dei quali però solamente 600/700 metri circa di grandissimo rilievo morfologico per la presenza di una profonda forra tortuosa. Quest’ultima si presenta decisamente meandriforme, con un andamento complessivo ad angolo acuto di valori prossimi ai 78 gradi, ricca di una nutrita serie di interessantissime morfologie particolarmente suggestive, conseguenza diretta dell’azione erosiva ad intensità non costante nell’arco dell’anno, Si osservano infatti alcune “Marmitte dei Giganti” all’interno delle quali, nei periodi di secca, si formano alcuni tomboli di acqua pressoché stagnante dove trova rifugio la frazione faunistica acquatica dei singoli tratti, nei quali il torrente stesso è suddiviso dalle varie marmitte. Di particolare bellezza ed unicità è la presenta di un “Ponte od Arco naturale” detto localmente “Ponte del Diavolo”, visibile all’altezza del complesso ipogeo carsico detto le “Tane del Diavolo”. Da segnalare anche la presenza di alcune piccole ma suggestive “cascatelle” che, nei momenti di piena portata, mettono tra loro in comunicazione le varie “Marmitte dei Giganti” prima ricordate. Le pareti della gola si presentano pressoché impraticabili senza l’ausilio di apposite attrezzature, a causa dell’azione erosiva delle acque che, nel tempo, hanno levigato le formazioni carbonatiche e dalla scarsità di vegetazione arboreo-arbustiva utilizzabile quale appiglio. Strutturalmente l’affioramento dei litotipi descritti può essere messa in relazione ai movimenti tettonici avvenuti durante la fase compressiva che interessò l’Umbria fra il Miocene inferiore e il Miocene medio.
Lungo questa forra, nel fianco sinistro del fosso, si aprono circa 20 grotte denominate Tane del Diavolo, molte delle quali, in tempi remotissimi, sono state abitate dall’uomo che ha lasciato all’interno di esse testimonianze della sua presenza, ed esse hanno restituito sicuramente i più antichi materiali di tutto il territorio orvietano (dal Paleolitico Superiore alla Civiltà del Bronzo). Tre sono le più grandi e le più esplorate, comunemente chiamate Tana Minore, Tana del Rospo Superiore e Tana del Faggio o Grotta Grande. Presentano un notevole sviluppo orizzontale per parecchie decine di metri, con andamento labirinticolo dovuto ad un intricato sistema di gallerie, sale e meandri. La più vasta é la Grotta Grande la quale ha uno sviluppo di circa 700 metri, ed al suo interno vi sono due sale di notevoli dimensioni ed un laghetto di formazione periodica (compare e scompare). Nascoste da una fitta vegetazione e di difficile accesso, localmente erano conosciute e visitate sin dal Seicento in quanto all’interno di una di esse é stata trovata, graffiata su una roccia, la data 1615. Nel luglio l932 il francese Gilbert Pineton dei conti di Chambrun, appassionato di speleologia, trovandosi a Parrano ospite del cognato principe Alessandro Edmondo Ruspoli, all’epoca proprietario del castello, le esplorò e le segnalò al professor Umberto Calzoni, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Perugia. Il Calzoni nei successivi mesi di agosto e di settembre, vi eseguì degli scavi sistematici, e vi rinvenne molti resti antropologici, abbondante materiale della più remota età della pietra, numerosi frammenti di terracotte del periodo pre-etrusco (Civiltà del Bronzo: Media, Recente e Finale, circa 2000 a.C.) e resti di fauna di clima freddo (marmotte e stambecchi). In particolare: nella Tana Minore trovò numerosi resti di una locale industria litica, mentre nella Tana del Rospo Superiore rinvenne materiali del periodo appenninico e sub-appenninico, quali fondi di capanne, oggetti ceramici ed una vasta necropoli. I reperti rinvenuti furono portati nel Museo Archeologico Nazionale di Perugia dove sono tuttora conservati e testimoniano la presenza dell’uomo in questa parte dell’Umbria già da circa 28.000 anni. La scoperta di questa stazione paleontologica ebbe risonanza nazionale e fu ritenuta importantissima per i rarissimi ritrovamenti di vita paleolitica e per le terracotte, ma anche perché dimostrava l’esistenza di una civiltà appenninica anteriore a quella etrusca. Inoltre, per la loro postura, queste grotte che si aprono su balze strapiombanti su un fiume, sono ritenute caverne sacre alle genti appenniniche. Il professor Calzoni, archeologo, profondo conoscitore della preistoria e protostoria d’Italia, e in particolare dell’area centrale, legò il suo nome a questa scoperta, e nel 1934 pubblicò un interessante saggio in Archivio per l’Antropologia e la Etnologia, volume LXIII, dal titolo “Scoperte preistoriche nelle “Tane del Diavolo” presso Parrano (Orvieto)”, oggi introvabile. Successivamente le grotte furono visitate e studiate da archeologi di rilevanza nazionale, quali il Lippi Boncambi, lo Stefanelli, il Lotti ed altri, che, poi su di esse, pubblicarono interessantissimi saggi. Nel 1992 in una di queste grotte, sono stati trovati tre vasetti di terracotta contenenti delle bacche ricoperte da uno strato di grasso animale, il tutto in perfetto stato di conservazione. Durante una recente campagna di scavi sono venute alla luce resti di cocci, accette, perline, collane, ma anche cenere e frammenti di ossa di animali sotto un masso di notevoli dimensioni, per cui si presume che in queste grotte si praticassero dei riti religiosi.
Da www.parrano.net

Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico-Ambientale Monte Peglia Selva di Meana S.T.I.N.A.

Il Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico Ambientale (S.T.I.N.A.) Monte Peglia e Selva di Meana comprende tre aree naturali protette separate tra loro, ma tutte ricadenti in un ambito più vasto che è quello di pertinenza della Comunità Montana Monte Peglia e Selva di Meana. L’area più vasta è quella di Allerona-Selva di Meana, segue poi quella della Melonta-Bosco dell’Elmo, molto interessante sotto il profilo floristico-vegetazionale ed infine l’area protetta di San Venanzo, che comprende anche una zona vulcanologica. L’ambiente montano del Gruppo Peglia è caratterizzato da cerrete, ma anche da estese pinete; ricchissima è la flora calcolabile in oltre un migliaio di specie.
Da www.parks.it/parco.monte.peglia.selva.meana/index.php
www.umbria.ws/parrano

BIBLIOGRAFIA

  • Cecci M., Parrano e il suo territorio, Parrano 1995.
  • Milani F., Parrano: un castello dell’Umbria, Città della Pieve, 1994.
  • Cecci M., Parrano tra storia e preistoria, Parrano, 1994.
  • Giardini C., Portrait of the young Princes Marescotti of Parrano: Ritratto dei Principini Marescotti di Parrano, Milano 2010.
  • Lippi Boncampi C., Le grotte di Parrano (Umbria), Milanno 1937
  • Milani F., Parrano: una terra abitata sin dal Paleolitico, 2006.
  • Calzoni U., Scoperte preistoriche nelle “Tane del Diavolo” presso Parrano (Orvieto): nota preliminare, Firenze, 1934.
  • AAVV, Comuni dell’alto orvietano e area narnese della provincia di Terni: atelier dei paesaggi mediterranei: Allerona e Castel Viscardo, San Venanzo, Ficulle, Montegabbione e Parrano, area narnese, Terni.
  • Ughelli F., Albero et istoria della famiglia de’ conti di Marsciano di Ferdinando Ughelli: storia di una famiglia dalle origini ad Antonio conte di Marsciano, Parrano e Migliano, Marsciano 2003

 

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